DDL CONCORRENZA 2017 – NOVITÀ’ IN VISTA ANCHE PER IL MERCATO DELL’ARTE

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Al termine di un travagliato percorso, il DDL concorrenza è stato approvato il 2 agosto 2017 dal Senato, con 146 voti favorevoli e 113 contrari. Tra le numerose novità e modifiche introdotte, alcune riguardano anche il mondo dell’arte, con gli articoli 176 e 177 che prevedono “la semplificazione della circolazione internazionale dei beni culturali”.

Infatti, alcune tra le più significative innovazioni in questo settore sono state apportate proprio alla disciplina della circolazione delle opere d’arte, estendendo alcuni limiti e introducendo alcune novità.

Procedendo più nel dettaglio, in seguito alle numerose pressioni effettuate dai professionisti del settore – mercanti, gallerie, collezionisti soprattutto – poiché, a loro avviso, le normative vigenti rendevano eccessivamente complicata la vendita e l’acquisto delle opere stesse, con il nuovo DDL sono state modificate e aggiunte le seguenti voci: età dell’opera, valore economico, criteri di valutazione, “passaporto”, trasferimento extra UE, registro informatico.

1)         Iniziamo con la modifica del limite temporale per la fuoriuscita dal territorio nazionale dell’opera in possesso di soggetti privati: essa è stata portata dagli attuali 50 a 70 anni dalla data della creazione dell’opera in caso di artista defunto, senza la necessità di una valutazione preliminare, ma prevedendo solo un’autocertificazione. Fermo restando però il potere in capo al Ministero di apporre lo status di opera di interesse culturale per la nazione, entro il termine perentorio di 60 giorni dalla presentazione della autodichiarazione.

2)         La seconda novità riguarda l’introduzione di una soglia di valore, al di sotto della quale i beni – anche con più di 70 anni e con il relativo autore non più in vita – possano uscire dall’Italia senza alcun vincolo. Nonostante il consiglio dei più, affinché anche il nostro legislatore si adattasse ai criteri contenuti nel Regolamento (CE) n. 116/2009, il DDL si è discostato e non di poco. Tant’è che, oltre a non prevedere alcuna differenziazione in base alla tipologia di opera d’arte, ha anche introdotto un minimo di valore al di sotto di tutti gli standard europei. Infatti, mentre in Francia è stabilita la soglia di 150mila Euro, in Germania 300mila Euro e in Gran Bretagna 180mila Sterline, nel nostro Paese è previsto che le opere al di sopra dei 13.500 Euro non potranno lasciare il territorio liberamente. Dall’applicazione di questa soglia restano ovviamente esclusi reperti archeologici, archivi, manoscritti e incunaboli.

L’adozione di questo limite è accompagnata dalla richiesta rivolta al Mibact (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) di definire, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del DDL i criteri a cui gli enti preposti al controllo delle esportazioni debbano attenersi per rilasciare o rifiutare il permesso di libera circolazione.

3)         In aggiunta a queste nuove previsioni, viene anche prevista l’istituzione di un “passaporto” di stampo francese, la cui durata è quinquennale, al fine di rendere più agevole l’uscita e il rientro delle opere dall’Italia.

Nel caso di opere destinate a un mercato extraeuropeo, invece, la validità del permesso di esportazione viene portato a un anno, mentre il termine entro il quale l’Autorità deve prevedere al rilascio del suddetto permesso viene esteso fino a 48 mesi.

4)         Da ultimo, il registro previsto dall’articolo 63 del Codice dei beni culturali viene trasformato in un registro elettronico diviso in due sezioni, segnatamente beni per i quali occorre una richiesta all’ufficio e beni per i quali non è previsto, permettendo così una migliore fruizione e consultazione dello stesso da parte della Soprintendenza.

I commenti a caldo si dividono tra chi intravede in queste novità un buon auspicio per la vendita internazionale, come per esempio Filippo Bolaffi, amministratore del Gruppo Bolaffi, in quanto gli acquirenti stranieri, che magari prima non avevano intenzione di aspettare un’infinità di tempo per acquistare opere non di grande valore e rarità, o comunque facilmente sostituibili con beni reperibili su mercati più “agili”, ora vengono maggiormente stimolati.

Dall’altro lato i commenti negativi sono soprattutto per la paura di vedere il nostro patrimonio artistico “liberamente saccheggiato” da compratori stranieri, non tutelando al meglio le opere nazionali ma mettendo il nostro paese alla mercé di chiunque possa permetterselo.

Sicuramente entrambe le posizioni sono valide. Il nostro paese – caratterizzato da un’abbondanza di opere di interesse culturale e artistico, e patria di artisti di ogni genere da secoli – a oggi rappresenta, all’interno di un’industria che fattura all’incirca 51 miliardi di Euro, solo l’1% di questo importo, e tale risultato è da intravedersi anche nell’eccessiva burocrazia che contraddistingueva questo settore. D’altra parte sorge spontaneo il dubbio, leggendo le nuove norme, circa l’efficacia concreta di questo sforzo legislativo durato anni. Ancora una volta sembra di assistere al tipico atteggiamento italiano di fare un passo avanti e 100 indietro.

Ora bisogna solo aspettare e giudicare con il tempo.

Avv. Mauro Festa

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